Breve Storia dell’Assistenza a Montaione


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 Gli Spedali

Già dal Medioevo abbiamo notizie di “ospedali” cioè ricoveri per pellegrini, per bisognosi e anche per anziani, tipo ospizio.

Fra parentesi l’anno in cui se ne ha menzione:

Barbialla: S.Anna (1356), S.Cristina (1413).

Camporena: S.Vivaldo (1224).

Montaione: S.Lucia (1362).

Tonda: S.Croce (1362).

In età varie si ha notizia di ospedali, o ospizi, in piazzetta della Concordia; nel Palazzaccio di Iano (la Commenda); in località “le Monache” nella valle dell’Evola di fronte a Corazzano; al Castelluccio di Castelfalfi e anche al Poggiarello presso Sughera.

Uno spedale fondato agli inizi del 1200 si trova a S.Leonardo fra S.Vivaldo e il Castagno.

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Spedale di S. Lucia in Montaione

Fin dal 1393 esisteva in Montaione l’ospedale intitolato a S.Lucia. Il Comune di Montaione ne fu probabilmente il fondatore, perchè n’era patrono ed eleggeva lo spedaliere e eleggeva gli operai che dovevano amministrarlo. Era destinato ai poveri ed era quasi povero anch’esso.

Negli statuti di Montaione del 1405 si autorizzavano gli Operai a comprare tre coperte in tre anni, una per anno e che l’addetto, lo spedalingo, aveva un compenso di 3 lire l’anno ed era obbligato ogni giorno a vendere le candele nella chiesa di San Bartolomeo e dare l’incasso all’Ospedale. Ben presto, forse con i lasciti, l’Ospedale si arricchì, tanto che nel 1427 aveva case e anche il podere La Seta sotto la Fonte Vecchia. Nel 1542 il Granduca Cosimo de’Medici sciolse tutti gli ospedali e li riunì in unico ente che fu il Bigallo; in questo provvedimento era compreso anche l’ospedale di Santa Lucia di Montaione, ma i montaionesi fecero ricorso dimostrando che l’ospedale era passato all’Opera del Crocifisso della chiesa di San Bartolomeo nel 1530 e ebbero ragione. Da allora l’Opera si chiamò SS. Bartolomeo e Lucia.

L’ospedale era in via di Dietro o di Tramontana, attuale via Chiarenti, composto da tre stanze a piano terra, un orto  lungo le mura e quattro stanze al primo piano che però venivano date in affitto per incassare un pò di soldi.

Ridotto a due letti, nel 1753 fu preso dal Bigallo che lo chiuse.

Confraternita della SS. Trinità

Si ha notizia di questa confraternita con l’approvazione dei Capitoli nel 1511, poi confermati nel 1517. Era formata da 70 confratelli con vesti bianche e avevano sede nella cappella a lato della chiesa di S. Bartolomeo. Non abbiamo altre notizie di questa prima fase “antica”.

La Confraternita fu fondata nuovamente nel 1608, ma anche di questa non sappiamo molto, se non la soppressione nel 1780 ad opera del Granduca di Toscana Leopoldo I di Lorena, fu subito ricostituita nel 1792 e di questa sono noti i “Capitoli statutari”.

Aveva lo scopo di associare molti fedeli, pagando una tassa di iscrizione e poi una annuale. Scopi principali della Confraternita: funzione ecclesiastiche per gli iscritti, trasporto dei cadaveri, accompagnamento per portare il viatico, assistenza agli infermi.

Era diretta dal Priore, poi c’erano un Sottopriore, i Consiglieri, lo Scrivano, il Camarlingo, il Cappellano, 4 Feretrari, 2 Infermieri e 2 Festaioli. I Feretrari con cappa nera portavano via i morti, gli Infermieri assistevano gli infermi. Tutti quelli che ricoprivano una carica dovevano saper leggere e scrivere.

La sede era nel locale adiacente la chiesa di San Regolo che da allora si chiamò appunto “la Compagnia”, con la nascita della Pubblica Assistenza prima e della Misericordia dopo, gli scopi della Confraternita della SS. Trinità, ancora viva, sono spirituali: suono particolare delle campane e menzione da parte del sacerdote durante la Messa e il Rosario in caso di morte.

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Il mancato ospedale

Nel 1856 il medico Francesco Cresci lasciò una somma per costruire un ospedale a Montaione, che a quel tempo contava oltre 11.000 abitanti ed era il terzo della zona dopo S.Miniato ed Empoli.

Il progetto prevedeva una nuova costruzione sul Monte Adorno, dove ora è il villaggio scolastico, era a forma di croce con due corsie di 6 posti letto, una latrina e un bagno ciascuna; poi due camere separate con una piccola latrina ciascuna; inoltre c’erano la cucina, la dispensa, la cappella, due stanzette per gli inservienti, il guardaroba, l’ambulatorio del medico e lo scrittoio, un corridoio attraversava l’ospedale in tutto l’asse principale della croce. All’esterno erano previste la camera mortuaria e la cisterna dell’acqua perché non c’era ancora l’acquedotto comunale.

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Congregazione di Carità

Per l’assistenza, compito considerato primario (prima come in senso di beneficenza quasi elemosina pietosa, dopo di servizio sociale a cui tutti i bisognosi avevano diritto), il Comune si avvaleva di un ente di beneficenza del quale aveva una parte di consiglieri di sua nomina e ne esercitava il controllo come organo tutorio: si chiamava “Congregazione di Carità”.

Questa provvedeva all’assistenza dei bisognosi, dei trovatelli, degli invalidi, o direttamente o pagando altre istituzioni, in paesi vicini, come lo spedale e il ricovero di mendicità. A sua volta controllava le altre forme assistenziali come l’Ospedaletto Cresci e l’Asilo Regina Elena. Nel breve periodo napoleonico la Congregazione si chiamò, alla francese, Burò di beneficenza.

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La Società Operaia

Fu fondata nel 1866, con lo scopo del mutuo soccorso.

Aveva questa struttura.

Presidente: Valtancoli Tito;

Consiglieri: Pomponi Niccolo, Mannaioni Clemente, Baldini Massimiliano, Parentini Angiolo, Cambi Lelio, Cioni Giovanni;

Segretario Gucci Oreste;

Revisori dei conti Castroni Giovacchino e Filippi Giuseppe.

Nel 1879 aveva 46 soci, un capitale sociale di 800 lire, un’entrata annua di 200 lire e un’uscita di 80 lire.

Soccorreva con sussidi e medicinali i soci che per malattia temporanea o cronica erano impotenti al lavoro.

Erano ammesse anche le donne, che però erano escluse dalle cariche come gli analfabeti e i minorenni. Le donne pagavano quote più basse e avevano contributi minori in caso di malattia.

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Pubblica Assistenza

Il trasporto dei malati fu fatto dal comune fino a che non nacque, anche a Montaione, la prima associazione del volontariato in questo settore.

Questa era la struttura della prima Società di Pubblica Assistenza fondata il 19 Luglio 1885.

Presidente: Ciapetti notaro Antonio.

Consiglieri: Pomponi Niccolo, Baldanzi Ernesto, Bonsignori Carlo, Ciulli Giovacchino, Chiari Giulio e Baroni Pietro.

Segretario: Mazzantini Emilio.

Revisori dei conti: Castroni Giovacchino e Ninci Romualdo.

Capitale lire 1000, entrate lire 770 e uscite lire 500.

Per molti anni fu Presidente Pietro Baroni, poi Ulderigo Pomponi e Massimiliano Morelli Gualtierotti.

Si sciolse nel 1930 lasciando il posto alla Croce Rossa Italiana

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La lapide sottostante, con la caratteristica croce azzurra, si trova nel cimitero del capoluogo, nel passaggio centrale dal vecchio al nuovo.

La targa fu posta nel 1900 a 15 anni dalla fondazione della Pubblica assistenza.

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Riunione del Consiglio Direttivo della Pubblica Assistenza del 30 Luglio 1928

… Dalla Ditta G. Lumachi di Firenze è giunta la nuova Bandiera per il prezzo di Lire 710.

Le somme raccolte dai soci ammontano alle seguenti cifre:

Da Soci Onorari ed attivi……………………….Lire 398

Dalla Cassa di Risparmio di S.Miniato……. Lire 200

Totale……………………………… Lire 598

Il rimanente a pareggio……………………….. Lire 112 verranno pagate col fondo della Società.

Intanto viene stabilito di fare la festa dell’inaugurazione di detto vessillo per il giorno 12 agosto c.a. con le seguenti modalità:

invitare la Filarmonica locale per prender parte al Corteo che muovendosi alle ore 17 dalla Piazzetta del Municipio si recherà attraversando le vie del Paese al Monumento ai Caduti per deporvi una Corona di Alloro e Quercia;

indi verrà provveduto alla Benedizione del Nuovo Vessillo e alla premiazione dei Militi che maggiormente si distinsero nei vari servizi.

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La prima lettiga

Deliberazione del Magistrato n. 137 del 15 Giugno 1846, con oggetto: acquisto della lettiga per i malati.

Il Sig. Gonfaloniere informa la Magistratura che da molti anni la Popolazione ha desiderato e domandato  alla Magistratura il sanitario provvedimento di una Lettiga per trasportare i Malati, ai Viciniori Spedali, poiché trattandosi di percorrere Strade di monte e di una superficie scabrosa, i Miserabili languenti trasportati in Baroccio, arrivano allo Spedale in condizioni molto disgraziate, e molte volte per vivere pochi momenti di più.

Che in molte Circostanze ha dovuto ricorrere all’Imprestito di questo Comodo della limitrofa Comunità di Castelfiorentino, che oggi ha determinato di migliorarne i vantaggi situando la Lettiga sopra carreggio a quattro Ruote.

Che tal Determinazione ha portato a dichiarare vendibile la Lettiga attuale a due Ruote e dietro i Concetti passati con gli Amministratori di detta Comunità verrebbe a questa ridata con modica Spesa.

Sentito che richiamato il Sig. Ingegnere a valutare nell’interesse delle due Comunità o il detto Comodo con suo Rapporto del dì 8 Maggio ps. Ne stabilisce il prezzo a Lire 233 e 20 Centesimi, compreso l’Ornamento di Materassa, Coltrone, Coperta.

Sentito che detta Spesa può e deve essere aumentata l’altra di Lire Ventuna per l’acquisto di due Linzuoli ed una Padella di Rame che la detta Comunità di Castelfiorentino non ha voluto cedere per essere oggetti adattabili alla nuova di lei Lettiga.

Considerando che questa circostanza è veramente opportuna per fornire ai Comunisti un tanto interesse Comodo.

NOTE: Magistrato = Giunta Comunale. Gonfaloniere = Sindaco. Comunisti = abitanti del Comune.

Era una lettiga usata, ma fu importante il fatto che era la prima ambulanza!

Furono fatti altri acquisti, come da nota di consegna al donzello comunale.

Inventario della Lettiga per trasportare i Malati allo Spedale, e suo corredo che ricevo in consegna io infrascritto Antonio Tinacci donzello, per conservarsi al servizio pubblico.

A dì 1° Agosto 1846.

Una lettiga sopra baroccio a due rote, munita di molle, portastanghe e tirelle. Una materassa ripiena di lana di libbre 25 con traliccio bianco. Un guanciale simile di libbre 2 e once cinque. Una coperta di rigatino. Altra coperta d’indiana a guisa di coltroncino. Un paio di lenzoli di canapa a due teli. Una federa simile. Una padella di rame di libbre 5.

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62 anni dopo

Il Consiglio Direttivo, visto come questa Società (La Pubblica Assistenza) sia mancante di un carro-lettiga, considerando che il Comune di Montaione è privo affatto di un carro per il trasporto dei malati, delibera unanime proporre all’Assemblea l’acquisto di un carro lettiga che più risponda alle esigenze moderne allo scopo e alla località in cui ci troviamo, e delibera altresì di proporre all’Amministrazione Comunale di Montaione di accordare un adeguato compenso per concedere ala medesima il carro suddetto per il trasporto degli ammalati all’ospedale.

[L’assemblea della Pubblica Assistenza aveva avuto luogo il 17 marzo 1907, e presentando la richiesta al Consiglio Comunale poco tempo dopo, il Chiti aggiunse anche] … acciò che la Pubblica Assistenza possa ordinare subito un carro decorso munito di quei sistemi moderni, voluti dalla scienza, e togliere la vergogna di trasportare i poveri ammalati in quel cassino che attualmente abbiamo, sfidando chiunque a smentirmi, che è assolutamente antiumano il permettere l’uso di sì delicato e scrupoloso di una vecchia carcassa che non è buona altro che per far fuoco.

Il nuovo “carro lettiga” fu inaugurato il 27 dicembre 1908.

La seconda lettiga

Nel 1908, con adeguato contributo del Comune, la Pubblica Assistenza acquistò una nuova lettiga tirata dal cavallo, che fu inaugurata il 27 dicembre 1908 e la sera nel Teatro Ammirato l’avvocato Mattone di Colle Val d’Elsa tenne una conferenza.

Nel mese di ottobre 1908, il comune aveva approvato anche la soma di Lire 100 da dare ogni anno alla Pubblica Assistenza, per lavare la biancheria, per le disinfezioni, il lacero e i restauri della lettiga, mettendo il vincolo che il Comune potesse disporre gratuitamente del carro-lettiga, del cavallo e del guidatore, per il trasporto all’ospedale degli ammalati poveri.

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30 Novembre 1908, decisione del Consiglio della Pubblica Assistenza.

“Il Presidente [Pietro Baroni] comunica che essendo terminato il Carro Lettiga è necessario stabilire il programma per l’inaugurazione e il giorno. Dopo lunga discussione, resta stabilito dovranno invitarsi, con apposita circolare, tutte le Consorelle ed il programma che appresso:

Dalle 10 alle 14 ricevimento delle Società Consorelle.

Ore 15 corteggio per le Vie del Paese con l’intervento della Filarmonica locale.

Ore 15 ½ Conferenza d’occasione al Teatro Ammirato.

Il giorno è stabilito il 27 Dicembre.”

La prima auto-ambulanza

Ormai la lettiga a cavalli era vecchia e fuori del tempo.

Nel 1923 la Pubblica Assistenza decise di acquistare una ambulanza a motore dal Dott. Brandini, e fu fatta una fiera di beneficenza che fruttò 2389 Lire. Si decise anche di non fare festeggiamenti per l’inaugurazione, ma solo un manifesto, per risparmiare sulle spese. L’auto ambulanza costò 30.000 Lire.

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La seconda auto-ambulanza

Nel 1933 (ca) la C.R.I. ebbe la nuova ambulanza a motore donata dal conte Alessandro Nardi-Dei; dalla foto si vede il mezzo simile a una automobile con la targa CRI 108, due bandierine ai lati, la scritta URGENTE e forse aveva anche la sirena.

Per l’occasione la Pubblica Assistenza ebbe termine e subentrò la C.R.I.

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C.R.I. Croce Rossa Italiana

Questa foto del 1935 ci mostra la Croce Rossa in esercitazione sul Pallonaio con la tenda e la portantina.

Da sinistra: Cambi Amato, Andreini Silio, Faccini Adolfo, Cioni Enrico e Marini Dino.

Il sottocomitato della C.R.I. era nato intorno al 1933 e il primo presidente fu Alessandro Nardi-Dei

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La terza auto-ambulanza

Durante la guerra gli Americani lasciarono al Comune un loro mezzo, era un Dodge di 36 HP. In quel tempo (1945-46) stava nascendo a Montaione la Misericordia in cui si riconosceva una parte politica, mentre nella CRI si riconosceva l’altra parte. Il comune assegnò il mezzo alla CRI, che però non ebbe vita lunga e chiuse i battenti poco tempo dopo.

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E.C.A. Ente Comunale di Assistenza

La “Congregazione di Carità” operò per secoli, fino alla sua ultima riunione del Consiglio del 21 dicembre 1937 n. 847, venne abrogata con effetto 1 luglio 1937 e sostituita con l’Ente Comunale d’Assistenza (E.C.A.) che tenne la sua prima riunione il 7 settembre 1937 con un Comitato provvisorio composto da Luigi Bonsignori Podestà Presidente e i suoi membri Bongi Adolfo segretario dal fascio di Montaione e Ragni Pomponi Melagia segretaria del fascio femminile.

Con la caduta del fascismo il Comitato fu sciolto e ricostituito il 20 agosto 1944, pochi giorni dopo la liberazione ed era composto da Salvadori Alberto Presidente, Don Raffaello Fiorentini, Cecconi Silio, Gensini Alberto e Ciulli Vasco.

L’E.C.A. fu poi presieduto da Soro Gavino e Virgilio Posarelli quali commissari prefettizi (erano Sindaci), quindi per un normale quadriennio furono presidenti il Dott. Alessandro Cevolani, il Sacerdote Raffaello Fiorentini, Gennaro Conforti, Alberto Gensini, Mario Lazzerini, Ottavio Rossetti e Dante Crisostomi.

L’assistenza oggi

Nel 1994 il Comune ha iniziato anche il servizio di assistenza domiciliare.

Operano le case di riposo Villa Serena e la Collinella, l’AVIS, la Misericordia, l’AUSER, la USL con il Distretto Socio-sanitario nato nel 1982.

Le case di riposo

Ospedaletto Cresci

Nel 1920 nacque nei locali del Comune l’Ospedaletto Cresci, con circa 30 posti, era gestito dalle suore e anche da personale assunto. Fu chiuso nel 1985 e unito a Villa Serena.

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Casa Serena poi Villa Serena

Fu inaugurata il 22 ottobre 1967 e fu chiamata Casa Serena, poi col passaggio al Comune diventa Villa Serena. Nei 12 anni di gestione ONPI erano ammessi anziani da tutta Italia pagando col 50% della pensione.

Nel 1979 è passata al Comune di Montaione che ha privilegiato l’assistenza ai non autosufficienti.

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La Collinella

Alla Collinella la casa di riposo è sorta negli anni ’70 per opera di Mons. Aiazzi della Pro-Verbo di Prato.

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A.V.I.S.

L’AVIS nacque, come sezione di Montaione, su iniziativa di Silvano Geri. Nel 1984 distaccandosi dalla sezione di Castelfiorentino.

Aveva alla costituzione 30 soci e in un anno fece 38 donazioni di sangue. A dieci anni di distanza i soci erano diventati 215 e le donazioni annue ben 228: uno sviluppo strepitoso.

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Arciconfraternita della Misericordia

Presente Don Raffaello Fiorentini, parroco di Montaione, il 28 ottobre (festa di Cristo re) 1945 fu istituita la Arciconfraternita della Misericordia di Montaione furono approvati i “Capitoli statutari” da queste persone:

Salvadori Alberto e Pietro, Ciampini Alfiero, Nannelli Giuseppe e Arturo, Parentini Enrico, Bonsignori Luigi, Cioni Guido, Tani Carlo, Cioni Giulio, Monciatti Bernardo, Granelli Mario, Bertoncini Giuseppe, Pomponi Pio, Falchi Dario, Bini Livio, Bruschi Attilio, Giorgi Nello e Roberto, Ghionzoli Virgilio.

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Al Capitolo primo si legge: la Confraternita di Misericordia di Montaione trae origine dalla legge della carità della nostra santa Fede cattolica apostolica romana e si pone sotto la protezione del Santissimo simbolo della Croce che il popolo già venera in questa parrocchia da secoli.

I suoi scopi principali: trasporti di infermi, mute di letto, visite e assistenza ai malati, trasporti funebri, funzioni religiose di propiziazione, sovvenzioni caritatevoli verso i bisognosi.